- GUIDA: Piano Secondo -
Stanza n. 9

Passando al piano superiore si suggerisce di entrare subito per la porta di sinistra in cima alle scale: ci si troverà nel più ampio locale della casa nel quale gli oggetti sono stati posti in modo da creare un percorso ad anello che consente la massima possibilità espositiva.
Quando se n'è offerta l'occasione si sono scelti per l'esposizione oggetti che presentano interventi di riparazione domestica o intelligenti impieghi di materiali offerti dalla natura, adattati alle necessità dell'uomo, o ancora, oggetti che testimoniano il ferreo principio del recupero, tipico della cultura contadina locale.
Appartengono a questi, sul pannello della fienagione: la falciola, il rastrellino, un tridente, la froschéra, un porta cote e un rastrello (ma questo genere di interventi è una costante che ritroveremo ancora nel museo, soprattutto nella stanza n. lO).
Sul pannello successivo sono esposti attrezzi legati alla pastorizia in montagna (froschéra per il trasporto del fieno, collari di vario genere con o senza campanacci, sgabello per la mungitura). Sotto il pannello sono allineati alcuni secchi di vario tipo con un colino per il latte ed il relativo supporto di legno.
Di fronte, la ricostruzione di un focolare tenta di ambientare alcuni fondamentali attrezzi per la caseificazione. Si tratta della caldaia (culdéra) in cui il latte viene portato alla giusta temperatura per la produzione del formaggio. E' sostenuta da un attrezzo (scigògna) fondamentale per togliere dal fuoco rapidamente e con poca fatica il prodotto in fase di lavorazione evitando che giunga a bollore.
L'alberello scorticato appeso all'assito serve per frantumare il latte rappreso dopo la cagliatura.
Si notino ancora: il misuratore del latte per immersione (a lato della scigògna); una sorta di mestolo forato di rame per la raccolta dei fioccoli di ricotta; un asse (spresùr) per la spremitura del formaggio fresco, con la relativa fascia (faséra) di legno e un marchio di ferro con iniziali per contraddistinguere le forme.
Nel vano della finestra è posta una zangola a rotazione di considerevoli dimensioni. Alla parete, campane e campanacci per bovini con relativi collari, vari strumenti per la produzione del burro (zangole, conche - di rame e di legno - formelle intagliate ecc.).
Proseguendo, si notino sulla destra i tre aratri. L'ultimo, a traino umano, era usato per l'aratura fra i filari delle viti sui terrazzamenti che caratterizzano il paesaggio agrario della nostra zona, inaccessibili agli animali solitamente impiegati per questa operazione.
A sinistra sono esposte zappe, un basto e un collare per equini, catene da stalla per bovini.
Interessante il pianale da carro con le sponde di salice intrecciato (cork), proveniente da Grosotto, impiegato per il trasporto del letame.
Sulla parete sono esposti gioghi per bovini, di vario tipo. Infine, su di un supporto è visibile una carrucola da argano (dono di Erio Bonazzi detto Burgnéta). Con una coppia di questi strumenti si possono sollevare considerevoli pesi.
Nel vano di una finestra è posto un "bolo villico", rudimentale arnia ricavata dalla escavazione di un tronco di salice, il cui impiego fu assai avversato dai primi apicoltori valtellinesi, sia perchè la smielatura comportava la soppressione dello sciame, sia perchè considerato sede privilegiata per lo sviluppo di malattie delle api. L'esemplare proviene da Stazzona ed era ancora un uso pochi anni or sono. (Si noti la riparazione con un pezzetto di lamiera fissata con chiodini).
Fra le due finestre è posto un ceppo di castano scavato, usato per la decorticazione, mediante appositi martelli come quello esposto, delle castagne essicate col fumo nel graticciato (gràa).
Nel vano della successiva finestra è collocato un truogolo anch' esso ricavato da un tronco scavato. Sopra il ceppo delle castagne è esposta una grande sega impiegata per il taglio dei tronchi.
All'assito della parete sul lato delle porte sono fissati oggetti legati alla lavorazione del legno. Si tratta di una scure (sigürel-manarin), di due ascie a zappa per l' escavazione del legno, di una coppia di staffe per salire sugli alberi, di una punta in ferro di uno zappino da boscaiolo per la flottazione dei tronchi. Vi sono ancora: un grande succhiello, coltelli a lama curva per incavare il legno ed uno straordinario attrezzo per la foratura a fuoco delle tavolette necessarie per la costruzione delle gerle. Di fronte, al centro del locale, si noti il mortaio di pietra impiegato per la pilatura casalinga di cereali minori (orzo, panico, miglio) seguito da un ventilabro meccanico pressochè interamente di legno (mulinel) mentre sull' assito retrostante sono posti il ventilabro manuale di legno intrecciato (val) ed un grande vaglio (racc) con orditura di nocciolo impiegato per la prima sommaria pulitura del grano dopo la battitura.
In piedi, a fianco, è posto un esemplare di correggiato (fièl) per la battitura del grano.
Lo spazio fra le due porte è occupato da una cassapanca intagliata con motivi tipici del repertorio alpino, diffusi da noi, soprattutto nell' alta valle. (Questo esemplare proviene dalla Valfurva dove esiste un interessantissimo museo vallivo realizzato da Mario Testorelli).
Alla parete si possono osservare due grattugie impiegate anche per sgranare il granturco ed un tagliapaglia manuale di fattura casalinga ottenuto con l' assemblaggio di una vecchia falce da fieno adattata ad un pezzo di legno ricavato da due rami ortogonali fra loro.



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